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Tempo fa, le Iene hanno mandato in onda un servizio che ha (a dir poco) sconvolto gli appassionati del sushi e del pesce crudo, in sostanza i frequentatori dei ristoranti “all you can eat”.

Linko il video, per chi non lo avesse visto

Posto che non sono un fan del programma, e che Nadia Toffa (l’autrice del servizio) mi è simpatica tanto quanto una cartella di Equitalia, devo dire che hanno sollevato un problema importante.

Per i pochi che non lo sapessero, i cosiddetti “all you can eat” sono quei ristoranti che offrono una formula che, ad un prezzo prestabilito, permette al cliente di mangiare tutto quello che vuole senza un limite di quantità.

Questo vuol dire tecnicamente, quindi la parola in se (o meglio le tre parole) non vuole dire altro se non che si può mangiare “a volontà”.

Ora, da circa una decina di anni a questa parte è letteralmente esplosa la moda del sushi e di riflesso, mangiare pesce crudo, cosa che era sempre stata relativamente di nicchia, è diventato mainstream.

Tutti hanno voluto provare il sushi ed il sashimi e gli appassionati di questi cibi si sono moltiplicati a dismisura negli ultimi anni.

Per capire fini in fondo il fenomeno degli all you can eat come li conosciamo oggi, bisogna fare mente locale e pensare a come erano le cose circa 10/15 anni fa.

Il sushi, è un cibo di origine giapponese, e i nipponici sono dei veri maestri nella preparzione del pesce crudo, tanto che in Giappone un sushiman per fregiarsi di tale titolo, deve studiare e applicare le tecniche per anni e anni.

E’ una nobile arte, frutto di una tradizione che ha radici molto profonde nella cultura del Sol Levante.

Dicevamo, tornando indietro di una decina di anni e anche un po di più, vi ricordate qual’era la moda che precedette quella del sushi?

Ve lo dico io, la cucina cinese. Ve li ricordate?

Fino dagli anni 80 l’ Italia ha visto un susseguirsi di aperture di ristoranti cinesi.

Spuntavano come funghi, prima nelle grandi città poi via via in provincia, fino a che praticamente ad ogni angolo, in tutta Italia c’era un ristorante cinese.

I cinesi sono bravissimi a fare business, questo è un dato di fatto.

Io per questo li ammiro, (ma c’è da dire che, a volte, non si fanno tanti problemi a rispettare le regole) e una volta fiutato quale sarebbe stato il trend per gli anni successivi, ovvero il sushi, non hanno fatto altro che convertire il classico ristorante cinese in uno pseudo-giapponese, proponendo sushi e sashimi.

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In pratica con una piccola operazione di restyling, quasi tutti i ristoranti cinesi sono diventati dei ristoranti dove poter mangiare il sushi.

I cinesi però sono sempre stati ristoranti in cui si era speso poco, e il loro successo era dovuto anche al fatto che, spendendo a volte meno che in pizzeria, ci si rimpinzava come cotechini.

Come potevano proporre il pesce crudo se non “alla cinese”, ovvero a bassissimo prezzo?

Non potevano, nessuno avrebbe speso di più di quello che solitamente si spendeva al cinese, e questo lo sapevano bene loro.

Così, stretti tra due fuochi, i cinesi, da bravi businessman, si sono inventati la formula del sushi a basso prezzo, e anzi hanno rilanciato, proponendo quello che oggi conosciamo come all you can eat low cost.

Tutto bello fino a qui vero? Beh bene ma non benissimo oserei dire!

Perchè se da un lato, è bellissimo poter mangiare sushi e pesce crudo a volontà, spendendo quanto una margherita con birra in pizzeria, dall’altro bisogna essere consapevoli che il pesce ha un costo, la sua manipolazione è laboriosa e costosa e che, per proporlo a basso prezzo, qualcosa bisogna pur sacrificare.

A questo punto io non voglio accusare niente e nessuno, ma soltanto darvi gli strumenti per valutare la situazione e farvi un’idea.

So che molti di voi (come me) sono appassionati di sushi e sashimi e che risparmiare è sempre cosa buona e giusta, ma a voler tirare troppo la corda si rischia, e ciò che accade poi sono situazioni come quelle documentate nel servizio delle Iene:

prodotti scadenti e contaminati, norme igieniche non rispettate, metodi di manipolazione e conservazione degli alimenti non consoni.

Col pesce crudo non si scherza.

Al di la del rischio anisakis, il tremendo parassita che può nascondersi nelle carni dei pesci e che si elimina solo con la cottura o con l’abbattimento -20 gradi per almeno 24 ore, ci sono un’altra infinità di rischi a mangiare pesce crudo non manipolato correttamente.

Batteri, istamina, agenti patogeni di vario tipo e altre brutte cose possono davvero fare male alla salute di colui che le ingerisce.

Noi di Pescheria degli Artisti siamo da sempre gli specialisti del pesce crudo:

abbiamo una pescheria di proprietà, siamo attrezzati e preparati per lavorare e manipolare il pesce crudo secondo i più rigidi standard di legge.

Per le nostre preparazioni utilizziamo solo prodotti al top: ostriche della Bretagna, Gamberi Viola di Oneglia, Tonno Rosso del Mediterraneo, e molto altro.

Il nostro crudo è davvero il meglio che puoi trovare, non lo dico perchè sono di parte, è un dato di fatto.

Da un po’ di tempo ci siamo messi in testa di offrire ai nostri clienti una formula che gli permetta di poter mangiare il nostro pesce crudo fino a togliersi la voglia ma sapendo già quello che sarà il conto finale.

Ovviamente non sarà lo stesso prezzo dei cinesi low cost, ma abbiamo fatto davvero del nostro meglio per offrire una proposta competitiva e che non faccia “svenare” nessuno.

 

Solo in Pescheria degli Artisti.

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Vi aspetto!

Alex